Assieme ai parlamentari del PD stiamo cercando fare fronte comune nel porre all'attenzione del governo e del ministro questa triste storia, anche alla luce di una salvaguardia promessa dal ministro proprio sulle questioni femminili. Eccone il testo:
INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE
Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali – per sapere – premesso che:
la
Champion SpA, azienda produttrice di abbigliamento sportivo con sede a
Carpi (Modena), ha un ufficio progettazione a Scandicci (Firenze), nel
quale erano impiegate sino a poco tempo fa quasi 60 persone;
a
novembre dello corso anno l’azienda ha comunicato, senza preavviso, il
trasferimento di un intero reparto (logistica, amministrazione e sistemi
informatici) presso la sede di Carpi e nei mesi successivi, tra
febbraio e marzo del 2012, la chiusura definitiva della sede toscana e
il conseguente trasferimento di tutto il personale nello stabilimento
emiliano, entro l’inizio di agosto;
la
distanza del trasferimento, più di 150 km., ha immediatamente provocato
le dimissioni spontanee di 16 lavoratori, le stime sindacali prevedono
che al termine della complessa vicenda i lavoratori costretti ad
abbandonare il lavoro saranno circa 30;
l’aspetto
più controverso della situazione è relativo al fatto che la maggior
parte dei dipendenti della sede di Scandicci sono donne, alcune
impiegate part-time, delle quali molte madri di bambini piccoli,
venutesi a trovare nella difficile condizione di optare tra famiglia e
lavoro: gran parte di esse ha deciso di presentare dimissioni
volontarie, che impediranno loro di accedere al sussidio di
disoccupazione e alle forme di ammortizzatori sociali altrimenti
previste nei casi di cassa integrazione e mobilità;
alle
reiterate e pressanti richieste pervenute da lavoratori, sindacati e
istituzioni locali, miranti a un incontro chiarificatore che permettesse
di verificare la possibilità di interventi che tenessero conto dei
problemi delle lavoratrici e dei lavoratori coinvolti dalla
ristrutturazione aziendale, anche attraverso il ricorso alla cassa
integrazione in deroga, la Champion ha risposto con aperta ostilità,
sottraendosi a qualsiasi tipo di confronto;
l’interrogante
non può tacere le proprie perplessità relative al comportamento delle
dirigenza dell’azienda e sottolinea come, ancora una volta e nonostante i
tanti proclami in senso contrario, siano le donne a pagare il prezzo
più alto delle spesso crudeli dinamiche del mondo del lavoro - :
se
non intenda adoperarsi con la massima urgenza per sollecitare
l’apertura di un dialogo tra la dirigenza della Champion SpA, le
istituzioni locali e le parti sociali, allo scopo di cercare di trovare
una soluzione che impedisca alle lavoratrici e ai lavoratori costretti
alle dimissioni dalla suddetta ristrutturazione aziendale di ritrovarsi
senza alcuna forma di sostegno al reddito.
I parlamentari toscani del PD