Ieri mattina sulle pagine del corriere fiorentino c'era un trafiletto anonimo su di me:
"da quando non è più assessore, l'onorevole Tea Albini approfitta di tutte le occasioni per attaccare da ogni tribuna possibile il sindaco e la giunta, nonostante siano tutti, lei compresa, del Pd. A volta lo fa con buone ragioni, a volte meno. Ieri per esempio ha parlato di movida sull'Unità per dire che l'amministrazione comunale su questo tema ha peccato di sfuggevolezza. Come darle torto? Il problema viene subito dopo. «L'ideale, a questo punto –scrive– sarebbe un'idea immediata, giovane e innovativa, capace di rendere obsoleta la solita ztl notturna e il pugno di ferro delle forze dell'ordine. Resta però da vedere se Palazzo Vecchio l'ha già pensata o no». Brava Tea, ma perché non gliela suggerisce lei, hegelianamente, la trovata vincente? Teso, antitesi, sintesi. Senza far solo autopropaganda. Le elezioni si avvicinano.
Ho così chiesto al direttore Paolo Ermini di pubblicare la mia risposta:
Gentile Direttore,
nel ringraziarla per l'attenzione che il suo giornale ha voluto per una volta dedicarmi, non posso nasconderle che sono anche un po' preoccupata. Dieci righe anonime mi accusano villanamente di due cose: criticare il sindaco Renzi e, con questo, fare campagna elettorale.
La prego allora di dedicare altrettante poche righe alle mie considerazioni. La prima è che, per quanto si possano trovare criticabili o inopportune, le mie idee portano sempre una firma in calce. Per usare un termine noto a lei come ad altri "ci metto la faccia", cosa che non sembra essere avvenuta oggi sulle pagine del suo giornale. La seconda è che se sento il dovere di esercitare un diritto di critica, anche verso un sindaco e una giunta del mio stesso partito, il PD, lo faccio con l'ottima intenzione di migliorarlo. La stessa ottima intenzione del sindaco Renzi quando esercita quotidianamente il suo diritto di critica verso il partito. La sottoscritta non può permetterselo? Uno strano modo di intendere il dialogo nella casa comune del PD.
Il sospetto, infine, di farlo per una futura campagna elettorale, non merita risposta. Nello scenario politico cittadino, che il sospetto cada su di me fa semplicemente sorridere.
Grazie per la sua attenzione. Saluti cordiali.
nel ringraziarla per l'attenzione che il suo giornale ha voluto per una volta dedicarmi, non posso nasconderle che sono anche un po' preoccupata. Dieci righe anonime mi accusano villanamente di due cose: criticare il sindaco Renzi e, con questo, fare campagna elettorale.
La prego allora di dedicare altrettante poche righe alle mie considerazioni. La prima è che, per quanto si possano trovare criticabili o inopportune, le mie idee portano sempre una firma in calce. Per usare un termine noto a lei come ad altri "ci metto la faccia", cosa che non sembra essere avvenuta oggi sulle pagine del suo giornale. La seconda è che se sento il dovere di esercitare un diritto di critica, anche verso un sindaco e una giunta del mio stesso partito, il PD, lo faccio con l'ottima intenzione di migliorarlo. La stessa ottima intenzione del sindaco Renzi quando esercita quotidianamente il suo diritto di critica verso il partito. La sottoscritta non può permetterselo? Uno strano modo di intendere il dialogo nella casa comune del PD.
Il sospetto, infine, di farlo per una futura campagna elettorale, non merita risposta. Nello scenario politico cittadino, che il sospetto cada su di me fa semplicemente sorridere.
Grazie per la sua attenzione. Saluti cordiali.
Lui ha gentilmente pubblicato, aggiungendo il seguente commento:
Tenere i piedi su due staffe di fronte al caso della movida non sarà astuzia elettorale, ma ci somiglia parecchio: sull'emergenza notte il sindaco andava spronato a prendere una direzione precisa senza aggiungere sfuggevolezze a sfuggevolezze. A maggior ragione da parte di chi fa da minoranza della propria maggioranza... Quanto all'accusa di nasconderci dietro l'anonimato, un apolitica di così grande esperienza, anche oltre i ristretti confini comunali, dovrebbe sapere che, come sta scritto in tutti i manuali di giornalismo, i corsivi anonimi rappresentano il pensiero della direzione. A ogni buon conto, con i saluti, ecco un nome e un cognome. Contenta adesso?
Paolo Ermini
L'ultimo commento viene quasi spontaneo.
Caro direttore,
deve avere una strana idea della contentezza, lei. E non mi sfuggiva il manuale di giornalismo cui lei fa riferimento. Magari sfuggiva ai suoi affezionati lettori che oggi ne hanno letto la firma. Su quello stesso manuale, se non erro, dev'esserci scritto anche che un direttore di giornale può certamente essere così di parte da concedere apertamente a un personaggio politico tutto il suo plauso (esempi di autorevoli suoi colleghi del resto non mancano) ma spingersi fino al punto di attaccarne le voci critiche è fatto nuovo. Non bastava, come tutti i giorni, ignorarle?