martedì 31 gennaio 2012

Crescitalia, il PD difende le liberalizzazioni

Dopo l’approvazione del mille proroghe arriva in Parlamento il decreto sulle liberalizzazioni. Il Pd difende il decreto e prepara l’offensiva per rafforzare le liberalizzazioni. Ecco la sintesi informativa redatta a cura dell’Ufficio Stampa, con l’aiuto del dipartimento economia e dei gruppi parlamentati del Pd.

LE LEGGI PIU’ IMPORTANTI LE HA FATTE IL CENTROSINISTRA. BERLUSCONI HA FERMATO TUTTO. CON MONTI FINALMENTE SI RIPARTE.

A cinque anni dalle ultime lenzuolate in favore del cittadino-consumatore approvate dal governo Prodi, e dopo le innumerevoli marce indietro a favore di lobby e corporazioni varie da parte del governo di Silvio Berlusconi, è positivo che si torni, con il decreto “Cresci Italia”, a riaprire il cantiere delle liberalizzazioni. Questo cantiere non si deve più chiudere, anche perché non basta approvare alcune norme per aver risolto la questione. Come insegna l’esperienza e il metodo seguito per dare attuazione alle liberalizzazioni varate dai governi di centro-sinistra, le norme pro-concorrenziali devono essere anche accompagnate, monitorate e se serve corrette per garantire che si realizzino i loro benefici a favore dei consumatori. Il varo del pacchetto Monti, al di là delle proteste corporative, ha riscosso un notevole gradimento da parte dell’opinione pubblica, suscitato un grande interesse e una plateale approvazione da parte dei media. Queste decisioni hanno fatto seguito all’impegno e alle pressioni che negli anni ha profuso il Partito democratico su questo tema. E va rimarcato che troppo spesso in queste settimane ci si è dimenticati che le liberalizzazioni nei settori del commercio, dell’elettricità (compreso lo spacchettamento dell’Enel), del gas, dei trasporti, delle telecomunicazioni (eliminazione delle spese di ricarica, delle spese di recesso nella telefonia), delle banche (per esempio gli accordi per l’estinzione anticipata dei mutui, via i costi fissi per la chiusura dei conti correnti), dei professionisti ( niente obblighi di tariffe minime), dei farmaci (via il monopolio per la vendita dei medicinali da banco), dei notai (niente notaio per la compravendita di veicoli o la cancellazione di ipoteca) sono state promosse e attuate dall’ex ministro Pier Luigi Bersani durante i governi centro-sinistra, dal 1996 al 2001 e poi dal 2006 al 2008. Negli ultimi tre anni il governo Berlusconi ha fatto marcia indietro, ha lavorato per smontare quanto era stato fatto. Mentre il Pd, anche in questi ultimi tre anni, ha sempre cercato di rilanciare l’iniziativa legislativa sul terreno delle liberalizzazioni. Basti ricordare che nel marzo 2011 il Partito democratico invio una proposta all’ex ministro Tremonti per approvare in modo bipartisan una serie di norme a favore della concorrenza e dei consumatori, all’interno del Piano nazionale per le riforme (PNR), che tutti i Paesi della area Euro devono ogni anno presentare a alla Commissione europea (il Pd proposte oltre 30 interventi specifici nelle diverse aree, come si può leggere nei testi che si possono trovare anche sul sito del partito). Oggi dunque il decreto Monti segna una riapertura positiva di quel cantiere e il pacchetto varato va nella direzione giusta della crescita economica, stimolando la concorrenza con interventi di liberalizzazione.

IL DECRETO TOCCA MOLTI TEMI, NON SEMPRE E’ SODDISFACENTE, MA VA DIFESO DAL BOICOTTAGGIO IN PARLAMENTO. E BISOGNA ANCHE RAFFORZARLO.

Se si vuole esprimere un giudizio sui contenuti del provvedimento bisogna fare un’attenta verifica, perché spesso la difficoltà applicativa si nasconde nei dettagli e nei termini temporali, eccessivi e spesso solo di tipo ordinatorio. In prima analisi, va detto che il decreto tocca tutti i “titoli”, gli ambiti di intervento, chiesti dal Pd. Ma non sempre in modo soddisfacente. Il Pd, dunque, in sede di conversione parlamentare del decreto si adopererà per estendere la portata delle misure per rafforzare gli effetti delle norme in favore del Paese, dei lavoratori, delle imprese e dei consumatori, oltre che per difendere l’impianto normativo da possibili attacchi di tipo corporativo. In particolare, secondo quanto è emerso dal lavoro avviato dal Dipartimento Economia e Lavoro del Partito in stretto raccordo con i Gruppi parlamentari di Camera e Senato, andrebbero estese le norme in materia bancaria e assicurativa per consentire benefici immediati agli utenti di questi servizi. In seconda analisi, va specificato che nel decreto “Disposizioni urgenti per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitività” sono stati aggiunti una cinquantina di articoli che contengono norme eterogenee (che vanno dal pagamento dei debiti della PA ai siti nucleari). In ogni caso, le misure sulle liberalizzazioni dovranno essere rafforzate e che poi andranno adeguatamente seguite nella fase di applicazione per evitare l’effetto boomerang: molte di esse non determineranno con molta probabilità effetti immediati, sia dal lato dei benefici per i consumatori, sia da quello dello sviluppo degli investimenti e dell’occupazione; se dunque non daranno risultati nel tempo prestabilito, si rischia che la grande aspettativa suscitata nell’opinione pubblica sul decreto possa essere facilmente disattesa.

I PUNTI POSITIVI. E CIO’ CHE NON CONVICE.

I principali interventi previsti dal decreto-legge per la parte che riguarda le liberalizzazioni vanno nella direzione di quanto auspicato dal Pd, con l’avvertenza di evitare che tutto si scarichi alla fine solo sulle condizioni del lavoro. È positiva l’istituzione dell’Autorità di settore sui trasporti, e il fatto che rientri tra le competenze previste anche quelle sul comparto dei servizi autostradali, seppur in modo parziale. Non è invece apprezzabile che, in attesa della costituzione dell’Autorità di settore, le funzioni e le competenze di regolazione dei rispettivi mercati vengano, seppur temporaneamente, assegnate all’Autorità per l’energia e il gas che vigila in tutt’altro ambito di mercato e che non ha ancora reso funzionante le sue nuove attribuzione nel campo dei servizi idrici. Positiva la decisione sulla separazione proprietaria della rete di trasporto del gas, anche se l’iter previsto per la separazione di Snam rete gas da Eni prevede, entro sei mesi, l’adozione di un provvedimento specifico. Si doveva invece intervenire in tempi più rapidi visto che la separazione di Snam da Eni era già prevista fin dalla Finanziaria 2007 del governo Prodi. Anche la decisione di modificare i parametri di riferimento delle tariffe del gas, tenendo conto dell’andamento dei prezzi europei, al fine di contenere i prezzi per i clienti vulnerabili è da ritenersi soddisfacente. Sui carburanti è positiva l’abolizione del vincolo di esclusiva nell’approvvigionamento di carburanti da parte dei gestori delle stazioni di servizio, anche se la norma così come è prevista inciderà solo su pochi impianti e quindi rischia di produrre scarsi effetti per gli automobilisti. Non tutto quello che veniva chiesto dal Pd e dalla stessa Autorità Antitrust è stato recepito dal decreto. Inoltre alcune norme risultano essere ridondanti rispetto a provvedimenti precedenti e altre ancora vengono presentate per nuove, come ad esempio l’abolizione delle tariffe per i servizi professionali, mentre invece erano state oggetto di interventi precedenti.

ALCUNI DEGLI EMENDAMENTI POSSIBILI.

Chiariti questi punti, l’impegno del Pd sarà quello di difendere il provvedimento, ma anche di lavorare con degli emendamenti per rafforzare la portata delle misure e per renderle pienamente applicabili. Banche, assicurazioni, farmaci, tutela dei consumatori, professioni, carburanti, ferrovie, sono i “titoli” che necessitano di uno svolgimento più ampio e incisivo. Ecco alcune delle ipotesi di intervento che sono emerse dal lavoro degli esperti e dei parlamentari del Pd. Farmaci. La pura e semplice rivisitazione della pianta organica delle farmacie, senza la liberalizzazione dei farmaci di fascia C, rischia di far saltare il secondo canale, quello delle parafarmacie. Con un duplice rischio: senza la fascia C in parafarmacia non ci sarà concorrenza e quindi sconti sui medicinali pagati completamente dai cittadini; la mancata liberalizzazione, rischia di mettere in grave difficoltà più di 3mila esercizi farmaceutici che assicurano dal 2006 occupazione ad oltre 7mila farmacisti. Per quanto riguarda invece i concorsi previsti per l’apertura di nuove farmacie nel rispetto del nuovo parametro di una farmacia ogni 3mila abitanti, occorre vigilare affinché i concorsi vengano svolti davvero, entro tempi ragionevoli, visto che, dal 1993 ad oggi, non è stato mai indetto un nuovo concorso, pur essendo disponibili una migliaio di sedi di farmacia. Banche. Il decreto interviene in maniera sbagliata sulle polizze-vita che le banche richiedono per l’accensione di un mutuo. Prevede che gli istituti che richiedono tale assicurazione debbano presentare almeno due preventivi. Una norma facilmente aggirabile da parte degli istituti che inoltre vanifica il provvedimento Isvap in vigore dal prossimo 2 aprile che vieta alla banca di vendere una polizza di cui ne è contemporaneamente “distributrice” (venditrice) e beneficiaria. Il Pd intende presentare delle modiche al decreto per riassumere in un’unica norma il provvedimento Isvap (la fine del conflitto di interesse per le banche venditrici e beneficiarie della copertura assicurativa) e quanto prevede la legge francese in materia, ovvero qualora la banca richieda un’ulteriore garanzia alla concessione del mutuo, il mutuatario deve essere libero di contrarre sul libero mercato la polizza al miglior prezzo. Per le banche il Pd intende intervenire per una riduzione dei costi per e-money e carte di credito. Rc-auto. Norme parziali e di dubbio impatto sulla reale esigenza di far scendere i premi annuali pagati dagli automobilisti, richiedono di essere modificate durante l’esame parlamentare del decreto. In particolar modo ci si concentrerà sulla riforma del sistema bonus-malus in modo tale da concedere a chi è già nelle prime tre classi di merito (più del 90% degli assicurati) di poter ottenere sconti in assenza di incidenti, valorizzando il sistema della patente a punti. In secondo luogo dovranno essere approfondite le misure per favorire la confrontabilità delle offerte e l’indipendenza degli agenti assicurativi dalle compagnie, anche perché la norma del decreto che obbliga gli agenti che vendono esclusivamente le polizze di una sola compagnia a presentare al cliente il preventivo di almeno tre diverse compagnie sarà difficilmente applicabile sul piano pratico. Ferrovie. È certamente da correggere la deroga al contratto nazionale nel settore dei trasporti. La concorrenza non si deve fare sulla pelle dei lavoratori e delle lavoratrici. Carburanti. Occorre creare maggiori occasioni di con concorrenza all’ingrosso e al dettaglio nella vendita dei carburati per favorire la discesa dei prezzi a favore dei consumatori. Separazione tra Eni e Snam. Come si è detto, la separazione andrebbe realizzata nel minor tempo possibile. Notai. Ai notai i democratici vorrebbero chiedere di rinunciare all'esclusiva su alcuni atti, a cominciare dalla compravendita di abitazioni civili fino a un determinato ammontare. Queste stipule entrerebbero nel mercato aperto di altri professionisti come commercialisti e avvocati.

venerdì 27 gennaio 2012

Città policentrica, ecco la vera contemporaneità

Il capitolo Palagiustizia e il conseguente svuotamento di San Firenze aprono una questione molto importante per tutta la città. Prendo lo spunto da due dichiarazioni che mi hanno colpito. La prima è del sindaco Renzi sul possibile nuovo stadio nell'area Mercafir: "a me va benissimo un nome che porti soldi al privato sponsor"; la seconda è di Oscar Farinetti, patron di Eataly, che si appresta ad aprir bottega in via Martelli, negli spazi che occupava la libreria Martelli: "a Firenze vogliamo intercettare i turisti". Il filo conduttore, pur legittimo e certo non sorprendente, sembra essere quello di una Firenze "valore aggiunto" per chi investe denaro in infrastrutture creative e in business. La domanda però è: e i fiorentini? Il problema non sta solo nello svuotamento di residenza e di senso, ma nella vita stessa della città. L'idea di farla diventare un contenitore di turismo non la trovo solo sbagliata, ma poco moderna. La prima cosa che mi viene in mente è il meccanismo dell'inchino che abbiamo conosciuto in questi giorni con le grandi navi da crociera. Una città è bella e moderna quando "serve" i suoi cittadini: i residenti, i piccoli negozi, i servizi di ogni genere, la mobilità. Perché così non solo si salva il tessuto identitario, culturale ed economico creando opportunità di lavoro e di realizzazione, ma si dà anche sicurezza: in pratica si crea contemporaneità e valore aggiunto. Per Firenze non è banale. Il vecchio piano guida De Carlo ha permesso di pensare Le Piaggie in altro modo. Come l'idea delle nuove Murate, o la polifunzianalita'dell'area dell'ex gasometro o gli spazi recuperati alle Leopoldine di piazza Tasso o a San Gaggio oppure la riqualificazione complessiva del vecchio Conventino di via Villani stanno in questa logica. Il principio dello sfruttamento turistico intensivo di una parte desertificata della città può garantire – anche in prospettiva – altrettanto?
Tanto più che, nel caso di Firenze, il problema dello svuotamento è anche un problema economico: ci sono affitti da pagare allo Stato, rimborsi ministeriali che arrivano quando arrivano e nuovi spazi da reinventare, gestire e mantenere. L'equilibrio tra residenze, uffici, funzioni determinerà l'immagine della Firenze del futuro. Una città che spero conservi cultura e identità e con la volontà di intercettare i cittadini.

giovedì 26 gennaio 2012

Edilizia agevolata convenzionata, un'interrogazione e un ordine del giorno alla Camera per permettere ai proprietari di vendere a prezzi di mercato.

L'Onorevole Tea Albini è prima firmataria, assieme agli Onorevoli De Pasquale e Cenni, di un'interrogazione urgente a Mario Monti, relativamente alla delega di Ministro all'Economia e alle Finanze, per sbloccare l'annosa questione del prezzo di vendita delle abitazioni costruite in regime di edilizia convenzionata agevolata.
Di fatto anche con le ultime leggi, che tolgono alcuni vincoli normativi riconoscendo il diritto di proprietà anche dei terreni concessi dai Comuni, non si risolve la determinazione del prezzo di vendita. Questo è ancora affidato a leggi obsolete che imponevano un tetto massimo al di sotto del reale valore dell'immobile, o a regolamenti e disposizioni comunali che hanno cercato in modo non organico di aggirare il vuoto normativo in materia.
La questione è particolarmente importante e sentita, poiché gran parte dei proprietari di questi immobili si vedono tolto il diritto alla vendita al valore di mercato. Tale diritto non può essere considerato "speculativo", quanto funzionale alle mutate esigenze negli anni delle famiglie riferite alla mobilità o semplicemente al bisogno effettivo di un'abitazione più grande.
L'emanazione di un decreto apposito è essenziale non solo per andare incontro alle richieste dei cittadini che vogliono rimuovere questi vincoli, ma anche perché le somme richieste sono fonte di entrata per i Comuni. L'urgenza di una definizione chiara della qustione è stata messa in evidenza da molti Sindaci e dalla stessa ANCI, che ha più volte sollevato la questione in tutte le sedi qualificate.
L'ordine del giorno chiede dunque al Ministro l'impegno urgente del Governo all'emanazione del decreto.

mercoledì 25 gennaio 2012

Diritti civili e sociali delle donne

Sabato 4 Febbraio 2012
Palazzo Vecchio Sala della Miniatura III piano
Ore 10.30

Diritti civili e sociali delle donne nella società, nel lavoro e nelle istituzioni per la parità di genere

Saluto

Francesco Bonifazi, Capogruppo PD

Introduzione

Maria Federica Giuliani, Presidente Commissione Pari Opportunità Comune di Firenze

Coordina

Olga Mugnaini, Giornalista de “La Nazione”

Interventi

On. Tea Albini
On. Rosa Di Pasquale
Debora Serracchiani, Parlamentare Europeo

Segue dibattito

Giornata della memoria 2012, una targa a Palazzo Medici Riccardi

Ricevo dal Prsidente della Provincia di Firenze Andrea Barducci e volentieri condivido...


In occasione del Giorno della Memoria 2012, abbiamo deciso di ricordare in maniera indelebile la Storia della Deportazione nella nostra regione. Grazie al fondamentale lavoro di ricerca della Fondazione Museo e Centro di Documentazione della Deportazione e Resistenza di Prato, dell’Associazione Nazionale Ex Deportati Politici nei Campi Nazisti (ANED) e della Comunità Ebraica di Firenze, siamo riusciti a raccogliere in un elenco i 1821 nomi della deportazione toscana, tra i quali 857 ebrei e 964 deportati politici.
Si tratta di uomini, donne e bambini arrestati da nazisti e collaborazionisti fascisti nel periodo della Repubblica Sociale Italiana e dell’occupazione tedesca, dall’autunno del 1943 alla primavera del 1945, e deportati nei campi di concentramento e di sterminio nazisti: Auschwitz, Mauthausen, Dachau, Bergen Belsen, Buchenwald, Flossenbürg, Ravensbrück e molti altri.
Abbiamo deciso di ricordare questi toscani - per nascita, residenza, arresto o detenzione - con una targa, forse per la prima volta in Italia, assolutamente trasversale, perché il dolore non ha colore politico o professione religiosa: tra queste persone si trovano ebrei, spesso interi nuclei familiari, arrestati e destinati al genocidio nell’ambito della cosiddetta “soluzione finale della questione ebraica”, e deportati politici arrestati perché partigiani, resistenti, scioperanti ma anche rastrellati in modo indiscriminato, finiti tutti nel sistema concentrazionario nazista gestito direttamente dall’apparato delle SS germaniche.
Nell’elenco, rigorosamente alfabetico, abbiamo voluto contrassegnare con un asterisco i sopravvissuti al momento della liberazione: purtroppo soltanto circa il 9% degli ebrei e circa il 30% dei deportati politici.
Non volevamo, con questa targa, mettere un punto definitivo nel computo dei nomi della deportazione toscana - come ovunque in Europa, il numero e i nomi delle vittime non potranno mai raggiungere una precisione assoluta - ma ci sembrava importante realizzare un monumento che ricordasse sempre, e non solo in occasione del Giorno della Memoria, quanto è accaduto. Appositamente abbiamo scelto un luogo che fosse di passaggio e di frequentazione da parte del maggior pubblico possibile, cosicché ogni persona che passi dalla Galleria delle Carrozze, alzando gli occhi, possa vedere, ricordare e riflettere.
Alla cerimonia di inaugurazione - in allegato l'invito - che si terrà il 27 gennaio alle 10, in Palazzo Medici Riccardi (ingresso da Via Cavour 5) saranno presenti il Presidente della Comunità Ebraica, Guidobaldo Passigli, il Presidente della Fondazione Museo e Centro di Documentazione della Deportazione e Resistenza di Prato, Marco Romagnoli, il Presidente della Sezione ANED di Firenze, Alessio Ducci, e un importante testimone, sopravvissuto al campo di sterminio di Mauthausen, Marcello Martini.

Istituzione della giornata nazionale della cultura contadina

E' stato avviato l'iter per una proposta di legge sull'istituzione della "giornata nazionale dedicata alla cultura del mondo contadino e della rete italiana della memoria  della civiltà contadina".
Ne sono cofirmataria assieme agli onorevoli Cenni, Agostini, Brandolini, Carra, Di Giuseppe, Fiorio, Oliverio, Sani, Servodio, Trappolino, Zucchi, Bossa, Castagnetti, Concia, Dal Moro, D'Incecco, Gatti, Lenzi, Miglioli, Motta, Pedoto, Sbrollini, Schirru, Velo e Verini.
La proposta di legge è rubricata agli atti della Camera dei Deputati col numero 4764.

La macchina della birra

La foto di Bersani solitario, al tavolo di un pub, in compagnia di una birra, ha ormai fatto il giro d'Italia. Un'Italia cambiata, il cui malumore verso la politica non ha più necessità di un'organizzata "macchina del fango" ed è disposta a accontentarsi anche di una macchina della birra. Il meccanismo è il medesimo, ve lo ricordate? C'è stato il giudice scomodo fotografato con inappropriati calzini azzurri, poi la ridicolizzazione di tante voci contro, scandali, supposizioni, venticelli. Oggi tocca al segretario del primo partito italiano, colpevole di buttar giù due appunti rinfrescandosi con un sorso di birra. Se la foto fosse stata scattata da un paparazzo, uno di quelli che con lo scatto giusto guadagnano tanto da potersi permettere una Bentley (nonostante il reddito annuo inferiore a una colf) l'immagine sarebbe stata persino allegra. Invece il buio e il leggero fuorifuoco di un telefonino erano l'ideale per trasmettere una tristezza fin troppo sottolineata. Secondo "il giornale", testata non certo vicina al segretario Bersani, lo scatto arrivava direttamente da un autorevole componente del Partito Democratico e, strano ma apprezzabile, nel pubblicarlo il commento era un seppur timido tentativo di difesa. A prescindere dalle idee politiche, magari in redazione qualcuno ha pensato alla giornata tipo di un politico impegnato a livello nazionale: una giornata che raramente concede soste, fatta di mille impegni e responsabilità e anche di quel po' di solitudine che solo chi non capisce può deridere.
Tea Albini, Il Nuovo Corriere di Firenze

lunedì 23 gennaio 2012

Rose rosse per te, maestro Bigazzi

Di Giancarlo in questi giorni è stato detto e scritto tanto. Non saprei cosa aggiungere al fatto che era un grande artista, uno dei più grandi della musica italiana. L'autore, non solo di parole, come i più hanno detto, ma anche della musica, di canzoni che hanno segnato nel tempo le nostre vite. Da Luglio a montagne verdi, a se bruciasse la città, a gloria, a self control, a eternita', a si puo' dare di piu', a gli uomini non cambiano, e cosi' via potrei, potremmo, continuare per ore ed ad ogni canzone associare un immagine che sicuramente ha fatto parte della nostra vita. Potremmo vedere i volti degli interpreti delle sue canzoni, da quelli gia' famosi come Mina, Morandi, Vanoni, Celentano, a quelli resi famosi da lui come Ranieri, Tozzi, Raf, Masini, Baldi e cosi' via. Potremmo pensare agli Squallor senza conoscerne i volti e penso e risento la voce di Giancarlo che in una di quello loro particolarissime interpretazioni ripete in modo ossessivo "Maremma maiala" quando veniva detto "Guatemala", mi sembra fosse questo il titolo del pezzo. Non so se sia l'unica ma penso una delle rare volte che abbia in qualche modo "cantato". Penso anche ad una sua breve apparizione nel film Metello, dove Ranieri era Metello, e non so perche' e come siano riusciti a convincerlo. Ma Giancarlo in molti di noi lascia anche momenti, ricordi, che hanno pur sempre un legame fra loro ed il cui filo conduttore e' in qualche modo la musica, ma fanno parte di una sfera piu' privata che rappresenta altrettanto bene il personaggio che era. Quando penso a Giancarlo, penso alla sua casa di Settignano, alla Cingallegra, ma anche al mare, ed associo alla casa alcune persone in particolare che in qualche modo davano soddisfazione al suo piacere per la tavola. Ne cito una sola, mia madre, che fra i vari piatti che Giancarlo amava, i fegatelli della Nella, cosi' si chiamava mia madre, regnavano sovrani. E penso anche alla grande quantita' di mandarini che riusciva a mangiare mentre parlava o fumava. Ecco il fumo, che insieme alla musica, era la grande passione di Giancarlo. Il fumo, artefice principale della sua malattia, ma anche compagno del suo lavoro, del suo talento. Chi lo ha conosciuto credo non l'abbia mai visto senza la sigaretta in bocca e fra le dita, ma anche questo era Giancarlo. Giancarlo ha dedicato la vita al lavoro o meglio alla musica, raggiungendo i risultati che sappiamo e in quel mondo cosi' particolare era un personaggio quasi anomalo, non amava la ribalta o partecipare e presenziare. Era un uomo schivo e quasi scontroso, anche chi ha amato la sua musica e conosce a menadito le sue canzoni non conosce lui o il suo volto perche' non appariva mai, non voleva apparire, anche quando una sua canzone ad esempio vinceva a Sanremo. Finito quel fatto ritornava a pensare al prossimo successo, sempre fuori dai riflettori. Chi lo ha conosciuto sicuramente ha scolpita nella mente la sua voce resa roca dalle troppe sigarette ma particolare, inconfondibile anche quando chiamava per avere la colazione o farle sentire un nuovo pezzo, sua moglie, mia sorella, con quel ...Gianna... difficile da far capire ma unico nell'espressione e nel tono. Il pensiero in questi momenti corre e ripercorre una vita che si e' conclusa ma che lascia tanto. A me lascia l'immagine di un uomo unico, particolare, un grande. Ricordo il giorno che nacque Giovanni o meglio Gianni, mio nipote. Eravamo insieme a Villa Donatello e Giancarlo mi parlo' ininterrottamente per tutte le ore di attesa ed insieme fumammo non so quante sigarette, fino a farmi sentire male per il troppo fumo. All'epoca anch'io fumavo. Ricordo Giancarlo seduto al pianoforte nel suo studio, ricordo la musica che si sentiva anche dal giardino, ricordo le barzellette e gli aneddoti che sapeva raccontare in modo incredibile con quella carica di humour del tutto particolare che solo i fiorentini sanno capire. Ecco la sua fiorentinita' che era parte di lui in modo e nel modo che lo ha reso anche famoso per quel carattere definito brusco ma che invece era solo diretto ed immediato, e un po' polemico come tutti i fiorentini. La sua fiorentinita' che gli fece accettare con gioia la richiesta dell'allora presidente del Calcio Storico Massimo Mattei di farne l'inno, e si capisce, in quelle parole, il suo amore per la città'. Ecco, le parole, aveva una tale ricchezza espressiva, una padronanza del linguaggio e un vocabolario infinito che hanno reso le sua canzoni immediatamente riconoscibili e ascrivibili al suo genio. Ora se e' vero com'e' vero che quando una persona muore e' sempre stata buona, brava e bella, Giancarlo lo e' stato come ciascuno di noi, un po' buono, un po' bello, ma bravo lo e' stato, e tanto, evidentemente nel suo campo. E non a tutti e' dato di emergere cosi' nella propria sfera, se mi permettete, a cominciare dai politici. Alla famiglia, a Gianna, a Gianni, a chi l'ha seguito in questo ultimo pezzo di vita cosi' tormentato e difficile, ai suoi amici, rimane il ricordo e la sua musica. Buon viaggio Maestro Bigazzi, da tutti noi "rose rosse per te".
Tea Albini

sabato 21 gennaio 2012

Cambiare con continuità

Lo scivolamento dal primo al cinquantunesimo posto del sindaco di Firenze nel recente sondaggio del Sole 24 Ore, si arricchisce di due nuovi punti di vista. Il primo è la pubblicazione in volume de "la ricerca sulla cultura politica dei cittadini toscani" promossa dalla Regione e pubblicata da University Press. Il secondo è il risultato di un sondaggio fiorentino commissionato da Officine Democratiche, un gruppo borderline del PD cittadino e vicino al sindaco Renzi e al suo Big Bang. Per quanto per approfondirne le analisi occorra del tempo (e del metodo) ciò che appare con evidenza anche a una lettura superficiale è sostanzialmente il desiderio dell'elettorato di sinistra di un cambiamento e la delusione dello stesso elettorato se il cambiamento cancella o intacca quelli universalmente ritenuti come valori fondanti. Una bel motivo di riflessione per il sindaco Renzi e per tutti noi. La confusione della fine del Governo Berlusconi e l'inizio della cura Monti, con tutto il corollario di delusioni e timori per le vicende italiane, hanno evidentemente aperto gli occhi a tante persone che, acriticamente, si affidavano alla politica del carisma e l'alimentavano con quel misto di populismo e faciloneria che ha costituito per quasi un ventennio la "ricetta italiana". E' bastata una vera (e drammatica) emergenza paese e che il tempo smentisse l'immediatezza di qualche promessa di troppo perché in studi e sondaggi apparisse di nuovo il paese reale e con lui la città di Firenze, che dice: cambiare sì, ma con continuità. Una ricetta che conviene rispolverare in fretta come antidoto alla nouvelle cuisine della politica, per ritrovare il sapore delle cose genuine, semplici, vere.
Tea Albini

venerdì 20 gennaio 2012

Bersani: siamo primo partito e non andremo in vacanza

«Nell'ultimo anno abbiamo avuto risultati: vinto le amministrative e mandato a casa Berlusconi, siamo diventati stabilmente il primo partito del Paese. E nell'anno del dopo Berlusconi il nostro partito non andrà certo in vacanza». Pier Luigi Bersani all'assemblea del Pd annuncia un programma di iniziative del partito «per essere interlocutori di chi subisce di più la crisi e di chi si muove per affrontarla». Il programma si chiamerà «incontriamo l'Italia» con l'obiettivo, spiega Bersani, di convincere gli italiani «che c'è una grande forza riformista solida e stabile al servizio del Paese basata su solidità e tenuta, solidarietà fra noi ovunque e in ogni luogo, onestà e rigore e combattività».

giovedì 19 gennaio 2012

San Firenze, occasione per servizi e uffici comunali

Come previsto il tribunale sta liberando gli spazi importanti della sede in San Firenze con il trasferimento nella nuova sede. Dopo anni il Comune ne riprende possesso. Le voci di una sua possibile riconversione alla città hanno spesso riempito le cronache cittadine con ogni genere di ipotesi, ma non c'è dubbio che da come quello spazio sarà utilizzato emergerà anche l'idea della Firenze che verrà. Uno studio importante, effettuato dalla passata amministrazione, individuava in quel luogo lo spostamento di molti uffici comunali e la realizzazione di residenze sociali, sul modello delle Murate. Una riorganizzazione di spazi e funzioni che impegnava Palazzo Vecchio solo con una rappresentanza istituzionale e l'ufficio anagrafe – destinando ad una razionale musealizzazione il resto – in San Firenze una parte importante degli uffici e all'ex scuola sottufficiali di piazza della stazione il dislocamento di uffici tecnici e urbanistica. Ad oggi, nonostante il tentativo poi rivelatosi irrealizzabile di un unico corpo di uffici comunali al multiplex di Novoli, quello studio è ancora insuperato. Sappiamo quanto è vitale mantenere in centro servizi e funzioni essenziali per i cittadini, e il processo di rivitalizzazione e restituzione del centro ai fiorentini andrebbe senz'altro incoraggiato anche con una mobilità pubblica che gli restituisca definitivamente l'idea di tranvia. Ma sappiamo anche che riorganizzare in quegli spazi le funzioni amministrative porterebbe a liberare patrimoni e capitali impegnati altrove e altamente frammentati di cui il comune ha fortemente bisogno per dare nuovo slancio e stimolo alla città che altrimenti rischia, a causa di tagli e minori entrate, uno stallo difficile da superare. Mi auguro che quello studio, assieme ad altri spunti della progettualità di Firenze, sia preso seriamente in considerazione. Sarebbe il segnale fortissimo di una Firenze che non svuota di senso le proprie strade ed edifici per consegnarle alla precarietà delle mode e delle potenzialità solo annunciate.
Tea Albini

mercoledì 18 gennaio 2012

Bersani a Napolitano: il PD impegnato sulla legge elettorale


Pier Luigi Bersani ha presentato al Presidente della Repubblica, durante un incontro, le proposte del Pd per cambiare la legge elettorale e modificare il bicameralismo perfetto

Case popolari, Ok il prezzo è ingiusto

La casa è il nostro valore più importante. Lo è per le persone che già ne possiedono una, per i tanti che hanno acceso un mutuo e si impegnano a pagarne le rate, e lo è per chi non potendosi permettere altro usufruisce dell'edilizia popolare. Ma lo è anche per i Comuni e gli Enti Locali che negli anni hanno investito risorse importanti e che adesso, a causa di leggi – alcune risalenti al 1952 – che vincolano la vendita a norma di legge, svendendo a chi acquista e depauperando Il patrimonio immobiliare pubblico. Il problema non è di poco conto, perché da una parte c'è la condivisibile pressione degli inquilini nell'acquistare la casa che abitano, e dall'altra c'è l'oggettiva difficoltà per le amministrazioni a "regalare" quegli immobili a prezzi del tutto risibili, in qualche caso poche centinaia di euro. In momenti di emergenza abitativa come gli attuali, in cui crescono gli sfratti e il bisogno di edilizia pubblica, liberare risorse con la vendita del patrimonio immobiliare esistente a prezzi agevolati ma non di svendita, potrebbe essere uno stimolo a nuovi investimenti con vantaggi precisi nella risposta ai bisogni abitativi e per dare un po' d'ossigeno all'economia locale e all'occupazione. Nel ruolo di ex assessore alla casa, ho sempre avversato quelle norme anche in aperto contrasto con la Regione, bloccando di fatto la svendita del patrimonio pubblico. L'attuale impegno in Parlamento è un motivo in più per modificare leggi ormai obsolete ed ingiuste nei confronti della parità di diritti dei cittadini.
Tea Albini, Il Nuovo Corriere di Firenze

giovedì 12 gennaio 2012

Irpef: la strategia del mettere le mani avanti

In un periodo in cui i cittadini fanno i conti con tasse vecchie e nuove, aumenti tariffari e restrizioni, l'annuncio del sindaco di Firenze sull'abbassamento della percentuale irpef destinata ai comuni è un'interessantissima novità. Annunciato come d'abitudine sui social network e nella e-news personale la novità fiscale ha dell'incredibile: giù l'irpef a tutti, bilanciando le entrate mancanti con un aumento della percentuale IMU, rispetto a quanto previsto da Monti, per tutti gli immobili che non sono prima casa. Il fatto è che occorrerà un'integrazione al regolamento comunale, senza la quale si rischia di colpire, oltre ai proprietari di seconde e terze case, anche luoghi di lavoro come laboratori, negozi e - se pur residuali - anche aree agricole. L'opinione del sindaco è comunque condivisibile, ma il timore è che si tratti purtroppo solo di un'opinione personale, che rischia la non applicazione pratica. Impossibile anzitutto conoscere oggi se il Governo compenserà quanto perderà il Comune rispetto alla condizione ICI precedente: per Firenze si parla di oltre 20 milioni di euro. Non è un caso, infatti, che l'approvazione di moltissimi bilanci delle amministrazioni locali è ancora in sospeso tra mille grattacapi. Poi c'è la questione, prontamente sollevata dai vertici regionali dopo le dichiarazioni del sindaco, sulle diverse entità dei trasferimenti possibili, di cui - tra importi e tagli - non c'è ancora un calcolo esatto. Insomma la materia è complicata e per quanto ci si possano mettere buone intenzioni e liete novelle, i calcoli tecnici non solo sono ancora da dimostrare, ma è ancora impossibile farli. La strategia di mettere le mani avanti a difesa del cittadino gravato dalle tasse rischia di essere, nell'impossibilità di realizzarla, una strategia non del tutto nuova in politica, ma che in momenti così duri per tutti coloro che pagano le tasse, rischia di alimentare equivoci e confusione.
Tea Albini

mercoledì 11 gennaio 2012

Fusti tossici nel mare di Livorno, un'interrogazione parlamentare

Proprio oggi, con altri colleghi in Parlamento, abbiamo presentato un'interrogazione per fare piena luce sulla vicenda e chiedere al Governo provvedimenti adeguati.
Ecco qui di seguito il testo...

Monti in TV e la parola mancante

Anch'io come tanti, guardando l'intervista in tv di Mario Monti, ho immediatamente avuto l'impressione positiva che la politica urlata e il facile annuncio cui ci aveva abituato il berlusconismo siano ormai tramontati. Sentendo però le parole del Professore, al governo con la "fiducia di responsabilità" del Partito Democratico, ho idea che dovremo tenere sveglia l'attenzione e fare tutto il possibile per modificare una rotta che non può nutrirsi soltanto di economia. E' con questa convinzione che sentirlo affermare che "la ricchezza è un valore" senza bilanciarla con i concetti di equità sociale e di solidarietà, mi ha lasciato amareggiata. Chi ha seguito il lavoro del Partito in Parlamento prima e dopo la nascita del Governo Monti e della manovra salva Italia, sa quanto abbiamo combattuto e insistito proprio sul concetto di equità. E dopo il varo di una manovra così pesante per tante, troppe persone, avrei preferito all'elogio della ricchezza un elogio decisamente più meritato del senso di sacrificio che gli italiani in primis e la responsabilità delle forze di sinistra hanno messo a disposizione del Paese, che certamente è fatto anche dai ricchi, ma che da sempre è maggiormente sostenuto dai meno abbienti. E' chiaro che tra un discorso televisivo e il percorso parlamentare e democratico delle scelte di governo c'è una differenza sostanziale, ma non per questo alcune parole sono meno importanti di altre. Perché se alle parole devono seguire i fatti dobbiamo fare in modo che nessuna parola sia dimenticata. 
Tea Albini, Il Nuovo Corriere di Firenze

martedì 10 gennaio 2012

Un tram chiamato desiderio

Non è mai troppo tardi. Dopo mesi di annunci e ripensamenti sul tracciato della linea 3 della tranvia, finalmente il sindaco, in una sua recente intervista, scioglie le ultime riserve: il tracciato sarà lo stesso individuato anni fa dalla giunta precedente, non si poteva fare altrimenti. Quella che a prima vista potrebbe sembrare una sorpresa per me non lo è affatto. Politicamente può anche essere conveniente, col vecchio sistema del cambiare tutto per non cambiare niente, decidere che il nuovo debba per forza cambiare tutto il precedente, ma ciò non dimostrerà mai che il precedente fosse per forza sbagliato o, peggio, superficiale. E in fatto di tranvia, credetemi, il lavoro precedente era tutt'altro che improvvisato: ci hanno lavorato fior di tecnici e anche dal punto di vista politico non è stato tralasciato un solo percorso di dialogo tra cittadini e istituzioni. Accertato che il desiderio del nuovo non sempre è in grado di produrre soluzioni (almeno tranviarie) migliori, adesso è persino auspicabile che si avveri un altro desiderio: il passaggio da Piazza del Duomo. Le ragioni io le ho ricordate spesso: più vita e servizi per i cittadini in centro, una mobilità più fluida e funzionale, la città turistica aperta anche ai fiorentini. Come è stato riconosciuto per la linea 3 anche questa scelta della passata amministrazione potrebbe essere intelligentemente recuperata. Non per revisionismo, ma perché finalmente ci si accorge che "non si poteva fare altrimenti".
Tea albini

giovedì 5 gennaio 2012

L'agenda di Bersani per le riforme

Abbiamo davanti un anno arduo e non semplice da interpretare. Vale forse la pena di "progettarlo" un po', togliendo di mezzo un eccesso di fatalismo. Vorrei cominciare con qualche prima idea.

1. La scena si apre sull'Europa. Fino ad ora le decisioni sono state deboli. L'agenda da qui a marzo di per sé non rassicura. Nelle opinioni pubbliche è ancora dura come il marmo quell'ideologia difensiva e di ripiegamento che le destre europee hanno coltivato, ricavandone inutili vittorie, e che i progressisti non hanno potuto o saputo contrastare, ricavandone larghe e dolorose sconfitte.

Inutile illudersi. O si mette in comune rapidamente e seriamente la difesa dell'Euro (vincoli di disciplina, strumenti efficaci e condivisi contro la speculazione e per la crescita, politiche macroeconomiche coordinate) o sarà il disastro. Se davvero l'Italia è troppo grande sia per fallire che per essere salvata, allora è troppo grande anche per stare zitta.

È tempo che ciascuno di noi faccia la sua parte in Europa; il Partito Democratico sta lavorando per la piattaforma comune dei progressisti europei. Ma è tempo anche di fare qualcosa assieme, qui in Italia. Governo e forze politiche possono determinare una posizione nazionale. Il Parlamento (che non esiste solo in Germania!) può articolarla e assumerla. Il nostro Presidente del Consiglio può interpretarla e gestirla al meglio. Le idee ci sono e vedo su di esse la possibilità di una larga convergenza.

Il biglietto da visita delle nostre idee in Europa potrebbe essere così concepito: noi continueremo le nostre riforme e ci riserviamo ogni ulteriore iniziativa per rafforzare la nostra credibilità. Ma non faremo più manovre. A chi raggiunge il 5% di avanzo primario che cosa altro si può chiedere? Nel caso, nessuno pensi di trattarci come la Grecia. Come si diceva, siamo troppo grandi e quindi parecchio ingombranti. Se ne tenga conto.

2. Torniamo qui ai nostri compiti. Salvare l'Italia significa, al concreto, contrastare la recessione, produrre crescita e occupazione, dare una prospettiva alla nuova generazione. Salvare l'Italia è possibile solo se cambiamento e coesione si danno la mano. Se coesione e cambiamento diventassero un ossimoro, non ci sarebbe speranza.

L'azione di governo deve dunque possedere un metodo fondamentale e un fondamentale messaggio. Quanto al metodo, emergenza e transizione pretendono una forma particolare di dialogo sociale tale da sollecitare partecipazione e corresponsabilità, salvaguardando comunque la decisione tempestiva. Si può fare e, a parer mio, si deve fare.

Ma voglio sottolineare in particolare il metodo politico. Il Governo troverà la sua forza in un rapporto stabile, permanente e ordinato con i Gruppi Parlamentari; un rapporto da allestire anche nella fase ascendente delle decisioni. Si parli di mercato del lavoro, o di liberalizzazioni, o di politica industriale, di pubblica amministrazione, di immigrazione, di Rai e di cento altri temi, esistono in Parlamento, da ogni lato, idee inevase da anni e non necessariamente divisive.

Dica il Governo il suo piano di lavoro, raccolga dal Parlamento orientamenti e idee e avanzi quindi le sue decisioni e le sue proposte. Noi non pretendiamo il cento per cento di quel che faremmo, e così sarà per gli altri. Ma la trasparenza e la chiarezza servono a tutti. Quanto al messaggio fondamentale, se nell'emergenza è in gioco il comune destino del Paese, si deve innanzitutto promuovere un'idea di comunità degli italiani. Ci si ricordi allora che la solidarietà è la materia prima di una comunità, è ciò che la distingue da una accozzaglia anarchica di interessi.

Se vogliamo farcela, tutti assieme, i riflettori vanno dunque puntati su chi è più in difficoltà. Bisogna predisporre l'aiuto a chi sta vivendo e vivrà le condizioni più difficili, come l'assenza di lavoro, l'insufficienza di reddito o una disabilità abbandonata. Su questo, non ci siamo ancora. Occorre fare di più, cominciando col cancellare qualche inutile asprezza di alcune misure già adottate che suscitano un giusto risentimento.

3. La grande parte delle forze politiche e parlamentari si dichiarano interessate e disponibili ad una iniziativa di riforma delle Istituzioni e della politica. Il Presidente della Repubblica la sollecita autorevolmente. È evidente che un simile percorso significherebbe stabilità per il Governo e maggiore credibilità della politica e delle Istituzioni nella prospettiva della nuova legislatura.

Sto parlando della già avviata adozione di parametri europei nei costi della politica, di riduzione del numero dei Parlamentari, di riforma del bicameralismo, di radicale aggiornamento dei regolamenti parlamentari e, alla luce delle prossime decisioni della Corte, di riforma elettorale. Su tutto questo esistono proposte e appaiono possibili convergenze significative.

Si intende fare sul serio? Intendiamo davvero passare dalle parole ai fatti? Questo pronunciamento tocca innanzitutto ai segretari dei partiti, ovviamente non solo a quelli che hanno votato la fiducia al Governo, ma a partire da loro. C'è poco tempo ed è quindi ora di prendersi impegni pubblici, espliciti e dirimenti.

I tre punti che ho segnalato dovrebbero essere, a parer mio, l'agenda di gennaio. Infine una parola per chi, nel gioco ormai stucchevole fra tecnica e politica, si predispone a promuovere, chissà in quali forme nuove, l'edizione 2012 dell'antipolitica. L'Italia ha già dato.

Per quello che ci riguarda il Partito Democratico ha compiuto un gesto propriamente politico, trasparente e generoso, nel sostenere questa transizione e si predispone ad offrire agli elettori, quando sarà il momento, una proposta riformista e democratica di ricostruzione, alternativa al decennio populista.

Siamo pronti a riconoscere in termini nuovi i codici e i limiti della politica. Anche in questo difficile passaggio, tuttavia, siamo convinti di poterne rafforzare la dignità e l'indispensabile ruolo.

mercoledì 4 gennaio 2012

2012, dammi tre parole

Comincia il 2012 e ognuno di noi è a buon diritto preoccupato. Cosa ne sarà della nostra economia nazionale e locale? Affronteremo nuovi sacrifici o possiamo aspettarci un po' di respiro? Le risposte ruotano attorno a tre parole chiave: lavoro, riforme e dialogo sociale. Il lavoro è naturalmente al primo posto. In questi giorni le statistiche sul ricorso massiccio alla cassa integrazione e un nuovo allarme di Confindustria rendono il problema ancora più urgente. A prescindere da un confronto aperto con i sindacati, occorrerà lavorare anche su un fronte nuovo. A livello nazionale e locale ci sono imprese forti, innovative e capaci di creare ricchezza, che potrebbero costituire, con un po' di aiuto da parte dello Stato, un nuovo motore di traino per lo sviluppo. Sulle riforme è ormai irrimandabile la revisione del patto di stabilità che, assieme ai tagli, è diventato una vera e propria prigione che rischia di azzerare servizi locali indispensabili. E' necessario ribaltare la politica degli ultimi anni, che ha scaricato sugli enti locali tutto il peso dei tagli alla spesa pubblica. Infine il dialogo sociale. Mi trovo pienamente d'accordo con Bersani quando dice che è ora che il governo renda più trasparente e condiviso il programma di lavoro e riforme necessarie nei prossimi mesi, e che la politica, la nostra politica, rendendo espliciti e dirimenti impegni e responsabilità, recuperi anche la forza e la dignità di un ruolo insostituibile per la democrazia.
Tea Albini, il nuovo corriere di firenze